Il Cammino dei Briganti

Pubblicato il 10 agosto 2026 alle ore 17:22

Regione: Lazio e Abruzzo

Km: 110

Tempistiche: 6 Giorni

Partenza: Sante Marie

Arrivo: Sante Marie

Periodo: Agosto 2026

Sei giorni sul Cammino dei Briganti: il mio viaggio più lungo in solitaria

Quando decido di affrontare il Cammino dei Briganti, so che sto per mettere alla prova qualcosa che va oltre le gambe. È il mio cammino più lungo in solitaria, un viaggio che mi intimorisce e mi affascina allo stesso tempo. Ho poche certezze e molti dubbi: riuscirò a reggere tanti chilometri da solo? Saprò gestire la fatica, il silenzio, gli imprevisti?

Nonostante tutto, non esito. Chiudo lo zaino, sistemo gli scarponi e parto. E così, un’altra avventura trova posto nel mio bagaglio di esperienze.

TAPPA 1 – Da Sante Marie a Nesce (20 km)

Alle otto del mattino inauguro il cammino. Lo zaino pesa più del solito, ma solo nella testa: è sempre il mio fedele 20 litri da circa otto chili. A gravare davvero sono i pensieri, il timore di non uscirne indenne, di affrontare da solo tanti chilometri.

Il sole è alto, ma non opprimente. La temperatura è perfetta per camminare. Dopo cinque o sei chilometri e alcune salite nel bosco che mi fanno sudare senza tregua, raggiungo Santo Stefano. Il paese è in festa patronale: sento la banda, vedo gente in piazza e trovo un circolo aperto. Mi fermo per il primo timbro sulla credenziale e per respirare quell’atmosfera semplice e autentica.

Riparto. Il sentiero alterna tratti ombreggiati e abbastanza scorrevoli a qualche salita più impegnativa. Arrivo a Valdevarri, un borgo quasi sospeso nel tempo, con pochissime strutture, ma riesco comunque a ottenere il secondo timbro. Qui accade uno di quei piccoli episodi che rendono speciale un cammino: una famiglia di Roma mi vede passare, mi chiama e mi offre un caffè. Mi chiede da dove vengo e perché scelgo di camminare da solo. Restiamo a parlare qualche minuto, sufficienti per farmi sentire meno estraneo.

Mi aspetta ancora una salita in cresta prima di scavalcare la montagna e raggiungere Nesce. Quasi in cima supero un gruppo di escursionisti con guida, quando il cielo cambia improvvisamente. Arrivano grandine, pioggia e fulmini. Mi arrabbio. Invece di fermarmi, continuo a camminare sfidando la bufera, mentre altri aspettano al riparo.

Quando entro a Nesce sono esausto: fradicio, con i calzini completamente bagnati e le caviglie irritate. Aspetto Emilia, che mi accompagna alla sistemazione fuori tappa e mi riporta sul percorso il mattino seguente. Il primo giorno mi accoglie con fatica e temporale, ma anche con le prime gentilezze incontrate lungo la strada.

TAPPA 2 – Da Nesce a Cartore (17 km)

Lascio Nesce con un po’ di dispiacere. Saluto Emilia e Veronica, che mi hanno ospitato con grande calore, e riparto.

La tappa scorre con estrema facilità. Cammino a lungo in campo aperto fino al borgo di Villerose, dove incontro il mitico Flaviano “Il Marziano”, novant’anni di energia pura. Mi racconta la sua vita per quasi un’ora e mezza, passando da un argomento all’altro con una lucidità incredibile. Mi offre acqua e frutta del suo giardino e mi regala novanta minuti che valgono quanto molti chilometri.

Rispetto al giorno precedente, il percorso è molto più semplice: pochi dislivelli, tratti di bosco alternati a zone completamente esposte al sole. In lontananza sento i tuoni e accelero il passo. Dopo quasi tredici chilometri raggiungo Spedino, dove assaggio finalmente la famosa carbonara di Valerio. L’unico ristorante del paese è pieno di camminatori: zaini appoggiati ovunque, scarponi sotto i tavoli, racconti che si intrecciano.

Dopo una lunga pausa riparto verso Cartore. Entro nella Riserva Naturale Regionale Montagne della Duchessa, accolta dalla grande scritta “DUCHESSA” che ricorda quasi una piccola Hollywood di montagna. Il sentiero torna a salire nel bosco e, poco dopo, compare Cartore: pochi casolari sparsi in una valle meravigliosa.

Qui trascorro due notti da Maurizio e Margarita. So che il giorno seguente mi aspetta la parte più dura e, forse, più bella dell’intero cammino: la salita al Lago della Duchessa.

TAPPA 3 – Cartore, Lago della Duchessa e ritorno (17 km)

Alle 7:30 del mattino parto per il lago. Mi aspettano quasi mille metri di dislivello. Dire che è impegnativo è poco.

Scelgo la direttissima. I cartelli del CAI indicano 2 ore e 45 minuti; io arrivo in cima in circa 1 ora e 40. È una salita feroce: 3,5 chilometri percorsi in poco più di un’ora, oltre 700 metri di dislivello, terreno ripido, scivoloso, pieno di sassi. Senza i bastoncini non credo che sarei riuscito a tenere quel ritmo.

Quando esco dal bosco, il paesaggio cambia all’improvviso. Il fianco della montagna si apre, compaiono prati immensi, animali al pascolo, vecchi rifugi ormai abbandonati. Poi appare lui: il Lago della Duchessa.

Resto senza parole. Davanti a tanta immensità mi sento minuscolo. È uno di quei luoghi che sembrano poterti inghiottire senza fare rumore. Mi fermo quasi un’ora. Attorno a me ci sono solo grifoni nel cielo, animali al pascolo, silenzio e vuoto. Non ho campo sul telefono, e per una volta ne sono felice.

Verso le 10:30 riparto. Proseguo verso la Val di Teve e chiudo un anello che mi riporterà a Cartore. Il lago scompare lentamente alle mie spalle, mentre davanti a me continuano ad aprirsi distese enormi con il Monte Velino in lontananza. Scendo dal Malpasso, attraverso un fitto bosco e torno al punto di partenza.

Alle 13:30 concludo la tappa: 17 chilometri e una delle esperienze più intense che abbia vissuto in montagna.

Vicino a una fontana incontro Desirée e Sandra, che aspettano il rientro dei loro compagni. Mi offrono una birra e resto con loro per alcune ore. La sera ceniamo tutti insieme, condividendo aneddoti, fatiche e sorrisi.

Ed è lì che capisco ancora una volta il vero senso del cammino: persone sconosciute che, per qualche ora o per qualche giorno, diventano parte della tua storia.

TAPPA 4 – Da Cartore a Massa d’Albe (15 km)

A cena conosco Simona e Cristiano e decidiamo di percorrere insieme le ultime tappe.

La salita al lago del giorno precedente mi ha svuotato. Mi sento stanco e una colazione troppo leggera non aiuta. Ogni piccola salita sembra più dura del dovuto. Per fortuna la tappa è breve.

La prima salita mi mette subito alla prova, ma lentamente raggiungiamo la splendida chiesa di Santa Maria in Valle Porclaneta. La persona che se ne occupa ci accompagna in una visita guidata, aggiungendo un tocco inatteso alla giornata.

Il percorso continua tra paesaggi magnifici, con il Monte Velino sempre sullo sfondo. Salite brevi e discese leggere si alternano senza mai diventare troppo impegnative. Dopo circa otto chilometri arriviamo a Rosciolo, dove ci fermiamo a pranzo con estrema calma. Forse troppa.

Nel primo pomeriggio, mentre attraversiamo i campi, inizia a piovere. Indossiamo k-way e coprizaino e affrontiamo gli ultimi chilometri sotto una pioggia leggera che rende l’arrivo a Massa d’Albe quasi piacevole.

La sera ci ritroviamo nell’unico chiosco del paese. La stanchezza si sente, ma anche la soddisfazione di condividere il cammino.

TAPPA 5 – Da Massa d’Albe a Scurcola Marsicana passando per Alba Fucens (19 km)

Parto alle nove con il sole già alto. Dopo pochi chilometri raggiungo Simona e Cristiano presso le rovine di Alba Fucens.

Le rovine di Alba Fucens meritano una sosta vera, non solo un passaggio veloce. Camminare tra i resti dell’antica città romana, con il Velino che domina il paesaggio sullo sfondo, dà la sensazione di attraversare secoli di storia. Le mura, il foro e l’anfiteatro raccontano un passato ancora sorprendentemente vivo, immerso in un silenzio che rende il luogo quasi sospeso nel tempo.

La tappa è lineare, quasi completamente in campo aperto e senza dislivelli importanti. Camminiamo sotto il sole, ma fortunatamente il caldo non è mai soffocante. Una buona scorta di focaccia presa al forno di Massa d’Albe ci permette di pranzare senza lunghe soste.

Ci fermiamo a Magliano de’ Marsi, visitiamo il paese e ripartiamo verso Scurcola Marsicana. Mancano ancora un paio d’ore, ma il sentiero continua a essere esposto e senza ombra.

Arriviamo intorno alle cinque del pomeriggio. Rimango colpito dalla bellezza del borgo: le case, i vicoli, la struttura del paese. Ancora una volta l’Abruzzo riesce a sorprendermi.

Quella sera non ceno con Simona e Cristiano, perché alloggio a qualche chilometro di distanza. Trovo la mia sistemazione, mi concedo un po’ di riposo leggendo un libro, poi cena e sonno. Domani sarà l’ultimo giorno.

TAPPA 6 – Da Scurcola Marsicana a Sante Marie (26 km)

Arriva l’ultima tappa, la più lunga e, in fondo, anche la più triste. So che tra poche ore tutto questo finirà.

Parto alle 7:30 dopo una colazione abbondante. Lascio Scurcola alle spalle e mi inoltro prima su strade sterrate, poi sempre più nel bosco. Il dislivello è minimo e il cammino scorre tranquillo.

Supero Casale Le Crete e raggiungo il borgo di San Donato, completamente deserto. Nessun bar, nessuna attività, solo silenzio. Poco dopo la salita si fa più decisa e porta alle rovine del castello.

In lontananza vedo Simona e Cristiano. Dopo circa tre ore li raggiungo e proseguiamo insieme fino alla fine. Dalla cima il panorama si apre su antichi resti, mura, case scomparse, montagne tutto intorno e paesi lontani. Dopo una discesa impegnativa arriviamo a Scanzano, a circa 17 chilometri dalla partenza.

Qui troviamo, quasi per fortuna, un home restaurant dove pranziamo. Alle 14 riprendiamo il cammino. Gli ultimi chilometri non sono difficili: tratti di bosco e campo aperto si alternano dolcemente mentre Sante Marie si avvicina passo dopo passo.

Entriamo in paese, ritiriamo la pergamena del cammino, facciamo le foto di rito e ci fermiamo per salutarci.

Ed è in quel momento che sento gli occhi riempirsi di lacrime.

Non per la fatica. Non per i chilometri.

Per le persone incontrate, per i gesti ricevuti, per la cortesia spontanea, per la bellezza dei luoghi e la grandezza del paesaggio.

Saluto Simona e Cristiano con un nodo alla gola. In pochi giorni sono diventati compagni di strada, e certe strade continuano dentro di noi anche quando finiscono.

Chiudo il Cammino dei Briganti con uno zaino identico a quello della partenza, ma con un bagaglio umano infinitamente più grande.